Notizie da Maglie

Proteste e pandoro sulla Ss 275. Contro Raffaele Cantone duro striscione

Si ripete l'occupazione della strada, all'altezza di Scorrano. Il presidente dell'Autorità Anticorruzione ancora nel mirino del comitato degli operai

Il tavolino imbandito sulla Ss 275. Dietro il duro striscione contro Cantone.

SCORRANO – Un tavolino imbandito con pandoro e panettone è stato piazzato questa mattina sulla Ss 275, nel punto in cui da mesi un comitato spontaneo di operai delle imprese del gruppo Palumbo attua manifestazioni di protesta per sollecitare lo sblocco dei lavori per il rifacimento e l’allargamento della strada che collega Maglie al Capo di Leuca.

L’interruzione del traffico è oramai una costante da diverse domeniche a questa parte, ma la sortita di oggi ha assunto i contorni natalizi. Nessun buonismo di maniera, tuttavia, traspare dagli striscioni esibiti, soprattutto da quello (in foto) indirizzato a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione.

L’organismo da lui presieduto ha avuto un ruolo importante nell’orientare la decisione di Anas verso l’azzeramento della procedura di gara che si era conclusa nel 2012 con l’affidamento dell’appalto, un affare lievitato nel corso del tempo fino a quasi 300 milioni di euro.

L’idea di rifare la Statale 275, che ha una corsia per senso di marcia, prende corpo nel 1994 con l’affidamento da parte dell’ex consorzio dell’area industriale Sisri, alla società Prosal della progettazione di massima e di quella esecutiva. Nel 2002 si passa all’assegnazione diretta della progettazione dei lavori in base alla convenzione sottoscritta dal consorzio e da Anas. L’Anac nei mesi scorsi ha censurato duramente questi passaggi perché l’incarico era troppo oneroso per poter procedere con una trattativa privata, alla luce delle norme vigenti sugli appalti e la procura della Repubblica di Lecce ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone: al centro dell’inchiesta un finanziamento di 600mila euro che la Prosal avrebbe percepito in maniera non regolare.

A partire dal 2003 cui si diffonde nel territorio del Capo di Leuca un movimento formato da una serie di associazioni – poi riunitesi nel Comitato Sos 275, che adesso chiede che lo Stato recuperi i milioni di euro spesi per la fase progettuale –, ma anche da cittadini i cui terreni diventano oggetto di espropriazione, che contesta il “gigantismo” dell’opera, pensata a quattro corsie con un viadotto, una mega rotatoria e un tracciato che insidia siti sensibili dal punto di vista storico e paesaggistico. Successivamente verrà alla ribalta anche la presenza di alcune discariche di rifiuti interrati, altro aspetto sul quale la magistratura è impegnata. Non solo: nella tempesta giudiziaria che ha travolto i vertici di Anas, la Ss 275 compare in alcune intercettazioni nella quale viene definita la prossima bomba pronta ad esplodere.

C’è poi tutto il versante del contenzioso amministrativo tra i raggruppamenti di imprese interessati all’appalto: nel 2012 vince quello capeggiato da Ccc, ma nel luglio del 2014 una sentenza del Consiglio di Stato stravolge la graduatoria, eliminando oltre al primo classificato anche il secondo e il terzo. Il quarto è formato da Matarrese e Coedisal, che aveva presentato ricorso. Da quel momento si determina una situazione di stallo che Anas – che intanto dal maggio del 2015 ha un nuovo presidente, Gianni Vittorio Armani, intenzionato a ripulire la società da tutti i gangli di corruzione e inefficienza che le indagini intanto portano alla luce – scioglie a ottobre scorso con l’azzeramento di tutto l’iter seguito fino ad allora e l’intenzione di ripartire con un progetto rivisto e ridimensionato e la suddivisione in lotti. Anche questa decisione, tuttavia, è stata oggetto di impugnazione proprio da parte del raggruppamento Matarrese-Coedisal.

La Coedisal appartiene al gruppo Palumbo, i cui operai, in ansia per la propria situazione occupazione, chiedono ora al governatore pugliese Michele Emiliano di intervenire per facilitare l’avvio dei lavori. Ma la Regione Puglia ha condiviso il nuovo corso di Anas tanto che la società e l’ente diramarono un comunicato congiunto per indicare le tappe da seguire per arrivare nel più breve tempo possibile alla realizzazione dell’opera, mitigata nelle dimensioni e nei costi. 

L'opinione pubblica nei territorio interessato, da una parte è estenutata da una vicenda ventennale, dall'altra appare divisa tra sostenitori tout court dell'opera, a qualunque costo, anche sulla base dell'iter e dei progetti censurati, e coloro che si oppongono in nome di un ambientalismo radicale. Ma la realtà, scevra dalle manipolazioni strumentali, è diversa e il tempo si è incaricato di rivelarlo: è, ed è sempre stata, convinzione unanime che si debba procedere all'adeguamento e alla messa in sicurezza della strada. Se il percorso seguito fino a questo punto si è sgretolato, la responsabilità non è delle associazioni - che, tra l'altro, in sede amministrativa hanno sempre trovato un muro di gomma - ma di inchieste penali, soprattutto di ambito nazionale, e dell'enorme contenzioso che le imprese stesse hanno generato intorno al mega appalto. Era nelle loro facoltà, del resto.Intanto tutto il contesto delle vicenda è cambiato: Anas, con il sostegno del governo, ha deciso di chiudere una brutta pagina della sua storia e di provare ad aprirne un'altra, più trasparente.

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Un cambio di passo che ha spiazzato non solo i lavoratori giustamente preoccupati del loro futuro, ma anche un partito trasversale che intorno a quell'opera ha costruito una lunga stagione di perenne campagna elettorale e di larghe intese.

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